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Veronica ZAvoli

Chi sono?
Mi chiamo Veronica Zavoli e sono nata a Rimini il 10 Luglio 1965.
Dopo la maturità Scientifica ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna sino quasi alla laurea, anche se nel corso degli anni la mia grande passione per le attività manuali mi ha sempre portato a frequentare numerosi corsi e laboratori di ceramica e di altre tecniche espressive.
Nell'autunno del 1990, dopo aver frequentato i Corsi di Ceramica di 1° e 2° livello organizzati dal Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, ho finalmente scoperto che ciò che volevo veramente fare era lavorare come artigiana e, nel dicembre del 1992, ho aperto a Rimini il Laboratorio 'Le Terre'.

Le forme, i colori e le infinite sollecitazioni che luoghi, odori, oggetti, libri mi trasmettono sono gli ingredienti che da sempre alimentano la mia fantasia. La fantasia va nutrita per continuare ad essere curiosi verso il nuovo, perché è facile fissarsi dentro ad un cliché e ripetere le azioni in modo automatico, e io sono sempre stata molto curiosa e mi è sempre piaciuto sapere come sono fatte le cose. Non potrei immaginare la mia vita senza i colori ed è molto faticoso per me trattenermi dal comperarli quando entro in un negozio di belle arti o in un negozio di stoffe.

Anche prima di diventare artigiana ero affascinata dai manufatti di ogni genere ed ho sempre attribuito a tali oggetti il valore aggiunto dato dall’idea creativa e dal tempo necessario per metterla in pratica. Questo vale per tutte le elaborazioni creative ma, a mio avviso, ancora di più per quelle che possiamo toccare, indossare, utilizzare nella quotidianità: l’aspetto pratico è un elemento che quando si costruisce non va trascurato. Forse per questo molte delle cose che realizzo sono di uso comune e quotidiano, anche se amo moltissimo costruire l’inutile, come i mobile alla maniera di Calder e altri oggetti semplicemente decorativi.

Ridere è un’altra parola che adoro e che vorrei facesse sempre parte delle cose che faccio. Quando accade che le persone, osservando i miei oggetti, sorridono dicendo che sono cose “buffe” o che sembrano a volte ideati da un bambino, mi sento lusingata perché dentro di me ci sono tutti gli anni dell’infanzia e non li voglio dimenticare, non tanto come esperienza ma come spirito. A volte dimentichiamo di aver provato lo stupore di bambini di fronte a cose nuove, ma esso è sempre con noi. Vorrei avere sempre qualcosa, anche se piccola, per cui stupirmi ed è per questo che amo sperimentare.

Dico spesso che noi tutti abbiamo almeno un antenato ceramista, dato che una delle prime attività artigiane durante la Preistoria è stata la manipolazione dell’argilla (10.000 anni fa), per cui abbiamo tutti, chi più chi meno, un’eredità genetica legata alla terra. Ho un approccio piuttosto empirico su colori e materia, il che probabilmente è dovuto alla mia formazione poco scolastica e molto pratica. Di certo anche i cattivi risultati mi fanno capire quanto abbia ancora da imparare e questo accade anche quando vedo cose veramente belle, ben fatte, originali, creative. La ceramica come dice un mio vecchio amico ceramista, è come una malattia: quando ti è entrata nel sangue sei contagiato e non ti passa più. Io amo il mio lavoro e mi sento una privilegiata nel poterlo fare ogni giorno.

CORSI e LABORATORI

Adoro vedere cose belle, opere di grandi maestri così come di piccoli artigiani. Ogni volta che faccio un viaggio, al ritorno ho le mani che mi “friggono” per la voglia di costruire, tagliare, dipingere seguendo gli stimoli ricevuti. Vorrei spiegare a tutti quello che faccio e come lo faccio ed è forse per questo che mi piace molto insegnare e tenere corsi e laboratori. Raccontare il mio lavoro e quanto sia bello costruire sta alla base dei miei progetti di corsi o attività laboratoriali. Quando mi accorgo di lasciare qualcosa nel ricordo di una persona, sono convinta che almeno alcuni di loro non guarderanno più allo stesso modo un vaso, un piatto o una piastrella. Quando nei primi anni 90 partecipai ai primi due livelli del Laboratorio Giocare con l’arte ideati per il MIC di Faenza da Bruno Munari e dai suoi collaboratori, capii che per far sì che un bambino o un adulto entrino in un museo e si sentano vicini a ciò che vedono nelle bacheche o dietro i vetri, bisogna che essi capiscano che creare è bello e divertente, che anche loro possono essere in grado realizzare qualcosa di simile. Giocare con l’arte è capire che dietro il vetro c’è qualcosa che un’altra persona ha pensato e fatto e non solo un bell'oggetto!